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Etica ed impresa
02/02/2006
Un articolo del socio Marco Cassiano

Etica ed impresa

"La Repubblica" ha pubblicato un articolo di Giuliano Amato, intitolat "Quei confusi confini tra etica ed impresa", già scritto in occasione di un precedente suo intervento all´assemblea annuale dell´UCID. Dopo la profondità dei temi trattati nell´incontro, ho voluto, da consulente ed imprenditore, condividere con chi mi legge alcune riflessioni. Che viviamo in un ecosistema chiamato Ambiente sembra ormai una realtà condivisa da tutti.

Ci siamo accorti che le risorse di questo ambiente non sono illimitate, che il nostro inquinamento va a finire sopra le nostre teste e poi nei polmoni, che gli scarichi chimici nei fiumi entrano nelle acque che poi beviamo. Abbiamo scoperto, insomma, che le aziende ed i cittadini nel loro complesso debbono inserire la risorsa ambientale come materia prima, consumabile, via via più rara e costosa, in progressivo esaurimento.

E così abbiamo cominciato a diventare ecologici, catalitici, differenziati, riciclando le plastiche e le nostre coscienze. Ora che siamo tutti diventati EURO4, speriamo di dormire sonni tranquilli, finché non scopriamo di vivere in un mondo di aziende senza scrupoli che hanno portato lontano dai nostri occhi i sistemi produttivi più pericolosi ed inquinanti, che a poche migliaia di chilometri da noi si usa di nuovo l´ambiente come una risorsa inesauribile, così come si illudevano i nostri avi.

Cerchiamo sempre il prezzo più basso e poi scopriamo che qualcuno paga questo prezzo per noi: bambini come i nostri sfruttati e non pagati, operai che lavorano e spesso vivono in condizioni inumane. Tutto il mondo dell´informazione comincia ad additare le imprese come teatri di profonde iniquità ed a questo concorrono i recenti scandali di Worldcom o di Enron e di tanti nomi illustri. Anche da questi episodi e dalla pressione mediatica nasce l´esigenza di affermare il principio ed i valori della Corporate Social Responsibility (CSR).

Ed è in questo modo che gli imprenditori ed i loro dirigenti, nostri colleghi, dimostrano di non essere poi così cattivi e di preoccuparsi delle conseguenze di quello che fanno o, in alcuni casi, non fanno. Così come è stato per l´ambiente, adesso ci preoccupiamo per l´etica dell´impresa. Ma Giuliano Amato solleva alcuni interrogativi sul conflitto tra Etica ed Impresa che forse non c´è o non ci dovrebbe essere, ed osserva: "perché parlare di rapporto tra Etica ed Impresa come se fosse implicito che l´impresa non segua principi etici, ma miri solo all´accumulazione della ricchezza fine a se stessa?". Suggerisce di leggere Milton Friedman, qu ale primo sostenitore che la responsabilità dell´azienda è cosa diversa dalla responsabilità sociale, ed in questo modo aprendo le porte all´egoismo dell´imprenditore ai danni della collettività.

Approfondisce ancora l´argomento e fa risalire addirittura a Galileo le radici del distacco delle scienze in generale dai principi della morale, quando la scienza reclamò l´indipendenza dai dogmi religiosi. Ma senza andare così lontano, i lettori che hanno avuto il piacere di studiare sui testi del prof. Onida, ricorderanno che nelle sue pagine si parlava chiaramente dell´etica dell´imprenditore e della funzione sociale del profitto. Prima di dare la nostra personale risposta alla questione, accordiamoci sulle parole che usiamo per descrivere il problema. La parola morale nasce dal latino mores, costumi, e quindi rappresenta quell´insieme di comportamenti ritenuti accettabili dalla maggioranza delle persone in un determinato contesto sociale, politico e religioso.

Guardando con quest´ottica, prima di Tangentopoli, per qualcuno è diventato moralmente corretto gestire somme di denaro per finanziare, pur essendo illegale, mentre non era moralmente corretto licenziare 10.000 impiegati senza il consenso dei sindacati. La moralità attiene molto ai principi religiosi, al sentire comune, all´apparenza e poco interessa effettivamente in questo momento per capire meglio il rapporto tra etica ed impresa. Assimilare l´etica alla morale, come fa Giuliano Amato nell´articolo, rischia di confondere le idee. Per noi l´etica, dal greco ethos, comportamento, attiene alla coerenza tra i principi ispiratori, derivandoli dall ´ambiente culturale e dai valori acquisiti, rispetto all´agire effettivo.

I propri principi etici andrebbero dichiarati, resi pubblici, sono in qualche modo un insieme di premesse e di promesse che l´individuo annuncia al resto del mondo. Così tra i coniugi verso il matrimonio come tra un medico ed il giuramento di Ippocrate, così un dirigente verso l´azienda, devono rispettare un codice che hanno deciso di fare proprio; nello stesso modo la Costituzione verso i cittadini e l´Azienda verso i dipendenti, costituiscono degli impegni etici contro i quali non si deve andare mai. Dal momento che l´etica è una libera determinazione della volontà ed ha in sé una parte pubblica ed una interiore, nessuno è costretto a fare dichiarazioni che poi non abbia intenzione di rispettare.

Unico limite all´etica è dato dalla Legge. Ma, se guardiamo bene, troviamo che la nostra dottrina è intrisa di richiami al buon senso, al buon padre di famiglia, all´etica ed ai codici deontologici. Questo c odici sono da centinaia di anni ispirati a principi etici ritenuti universali, che vanno ben al di là della morale o delle mode. L´etica è strettamente legata ad un progetto e ad una sapiente amministrazione delle risorse e del tempo. Il comportamento etico, per sintetizzare, è tale quando l´uomo o l´azienda o il Paese, ovunque sia e chiunque sia, agisca senza dimenticare gli insegnamenti dei predecessori, guardando agli effetti del proprio agire per almeno tre generazioni a venire.

Il dirigente che voglia comportarsi in modo eticamente corretto non firmerà un progetto che danneggia i lavoratori o il mercato o l´ambiente, perché contrario al principio della durata infinita dell´impresa. L´impresa infatti dovrebbe recuperare quel carattere avventuroso che è nascosto nell´etimologia della parola, intendendola come raccolta di energie vitali coordinate allo scopo di realizzare qualcosa che prima non c´era e che, una volta creato, migliori la vita di tutti...

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